Non si può parlare di innovazione digitale delle industrie senza menzionare i Data Center: ma cosa sono queste strutture e che ruolo giocano nell'avanzamento tecnologico delle aziende?
Chiediamolo a Mariachiara D'Aniello, Business Development Manager per Endress+Hauser Solutions.
Indice:
- Mariachiara, cos'è un Data Center e quali sono le sue componenti?
- Perché oggi, con la digitalizzazione, è importante parlare dei centri dati?
- In che modo è possibile gestire il consumo di calore secondo le logiche della sostenibilità?
- Parlando di monitoraggio, perché il controllo dei sistemi di raffreddamento è importante?
Quali sono le principali sfide di un moderno Data Center?
La parola alla nostra esperta.
«Il Data Center, nella sua definizione più pratica, è un’infrastruttura che ospita dei server, ovvero apparati di rete e sistemi di archiviazione che permettono di far funzionare i software su cui si appoggia l’intelligenza artificiale, lo streaming, il cloud, gli e-commerce o i sistemi bancari.
Possiamo dire che, ogni volta che attiviamo uno di questi canali, o banalmente, facciamo ricerche online, l'elaborazione avviene sempre in un Data Center.
Fisicamente, possiamo immaginarlo come una batteria di strutture, o rack, ospitate all'interno di un capannone.
Ognuno di questi rack è costituito da quattro sistemi principali:
i server (GPU e storage), che si occupano delle operazioni di calcolo e, per farlo, dissipano centinaia di watt, generando enormi quantità di calore: sono il cuore dei Data Center;
il sistema di alimentazione elettrica, costituito da trasformatori, quadri, UPS e gruppi elettrogeni;
il sistema di raffreddamento, suddiviso in più unità, che impedisce ai Data Center di surriscaldarsi. In versione ridotta, ne abbiamo uno anche sotto i nostri pc;
le componenti di monitoraggio, come i BMS, DCIM e gli SCADA, che controllano l'andamento parametri come l'energia e il raffreddamento.
I Data Center dispongono poi di impianti ausiliari come quello dedicato all'antincendio, allo stoccaggio di combustibile e al trattamento delle acque di falda da purificare.»
«Partiamo dal presupposto che i Data Center non sono una tecnologia assolutamente nuova, esistono da diverso tempo. Basti pensare alle sale server aziendali.
Oggi, però, siamo nel pieno del boom guidato dalla velocità di trasmissione del dato.
Se, agli "albori" di internet, aspettare qualche secondo che una pagina caricasse era considerato normale, ora tutto l'ecosistema digitale si basa sulla risposta immediata.
E questo fenomeno assume un carattere esponenziale quando citiamo l'AI.
Pensiamo solo che, un tempo, i server gestivano 100 kW di energia, mentre adesso si parla di 1200 kW, con densità di potenza dei rack elevatissime.

L'intelligenza artificiale richiede una potenza di calcolo enorme e occorrono macchine che possano rispondere a queste esigenze: ecco perché parliamo dei Data Center.»
«Per quanto siano produttori esponenziali di calore, anche i Data Center possono operare secondo le logiche dell'economia circolare.
Una delle pratiche più comuni di recupero del calore, o waste heat, per esempio, è l'immissione dello stesso in reti di teleriscaldamento.
Poi possiamo menzionare il raffreddamento a liquido, dal momento che l'acqua calda generata dal raffreddamento dei Data Center può essere reimmessa nei processi industriali, tornando a essere una risorsa di valore.

In Italia e in Europa si sente molto la necessità di adeguare la progettazione dei Data Center ai princìpi della sostenibilità, soprattutto per rispettare l'impegno verso l'Agenda 2030 e il suo piano di abbattimento delle emissioni.»
«Quando si parla di controllo in un Data Center, la vera priorità non è misurare il rack in sé, ma monitorare con assoluta precisione il processo di raffreddamento al suo interno.
La componente hardware, in cui rientrano le GPU e i server, è estremamente sensibile e la sua efficienza dipende dalla capacità di raffreddamento delle CDU.
Per far sì che sistemi di questo tipo funzionino correttamente, bisogna effettuare misure estremamente accurate di portata, pressione e temperatura, ma anche della qualità del fluido refrigerante.
Analizzando costantemente parametri chimico-fisici chiave come il pH, il potenziale redox, la torbidità e la conducibilità, possiamo garantire l'integrità delle acque che circolano nei circuiti chiusi e assicuriamo che le macchine non vengano compromesse e che il loro ciclo di vita si allunghi.
Inoltre, integrando i sensori direttamente con il PLC d'impianto, è possibile registrare storici precisi e regolare in tempo reale le pompe delle CDU in base alle letture della portata.»
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